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Successivamente alla morte di San Cono Abate, datata 28 Marzo 1236, il culto del Santo nasitano si diffuse in tutta la Sicilia fino a varcare lo stretto di Messina e giungere quindi in Calabria, dove il Santo Abate viene ricordato per il prodigio operato in quel di Galatro (RC) mentre era di ritorno dal viaggio in Terra Santa. Nella cittadina calabrese di Briatico (VV) è custodito anche un dito del nostro Santo, probabilmente arrivato lì per mezzo dei Padri Basiliani del Monastero esistente in quella zona fino al 1392.

In Sicilia sono molte le località in cui si ricorda San Cono, furono erette Chiese e gli vennero dedicati altari, dipinti ed altre opere d'arte: mentre alcune di queste strutture/opere sono andate perdute altre resistono al passare del tempo e sono tutt'ora visibili o visitabili. A Palermo, per esempio il culto di San Cono si diffuse per merito dei monaci Basiliani e dal 1392, nel Duomo del Capoluogo è custodito un braccio del Navacita. Fu eretta anche una Chiesa dedicata al Santo, ma questa andò distrutta intorno al 1452 quando si decise di ampliare il suddetto Duomo. Nella Chiesa del Porto Salvo, sempre a Palermo (in Corso Vittorio Emanuele, all'altezza di Piazza Marina), si trova inoltre un dipinto del 1500 che ritrae il Santo Patrono della Città di Naso.

Il culto di San Cono si diffuse ovviamente anche nel resto delle province siciliane: esistettero Chiese a Lui dedicate anche a Messina, Enna, Siracusa, Bisacquino (PA), Caltabellotta (AG) e Troina (EN). In molte altre località furono eretti invece altari e cappelle, realizzati dipinti e altre opere in Suo onore. Ad Agira (EN) la chiesa dell'Abbazia di San Filippo sorge sui resti di quella dell'antico monastero greco fondato tra il VII e l' VIII secolo: proprio in quel monastero una reliquia di San Cono fu a lungo venerata insieme a quelle di numerosi altri Santi, tra i quali lo stesso San Filippo patrono della Città. In seguito le Sacre Reliquie furono trasferite e sono oggi custodite nella Chiesa parrocchiale del SS Salvatore.

Menzione a parte merita il Comune di San Cono, in provincia di Catania, fondato nel 1785 per opera del marchese Ottavio Trigona Bellotti: in merito alle origini del nome esistono due versioni discordanti. Secondo alcuni l'antico feudo fu chiamato San Cono perché posseduto in principio dalla famiglia Santapau, a cui apparteneva la madre di Conone (Apollonia Santapau), ma non vi sono documenti che provino questa ipotesi.

Festeggiamenti a San Cono (CT) - Ph. Arianna Trovato
Festeggiamenti a San Cono (CT) - Ph. Lorena Scivoli
Festeggiamenti a San Cono (CT) - Ph. Lorena Scivoli
Festeggiamenti a San Cono (CT) - Ph. Lorena Scivoli
Festeggiamenti a San Cono (CT) - Ph. Lorena Scivoli
Festeggiamenti a San Cono (CT) - Ph. Arianna Trovato
Festeggiamenti a San Cono (CT) - Ph. Lorena Scivoli
Festeggiamenti a San Cono (CT) - Ph. Arianna Trovato

La seconda ipotesi sulle origini del Comune di San Cono rasenta la leggenda: si racconta che il Marchese Trigona ricevette la visita di un monaco basiliano nativo di Naso per acquistare una partita di frumento. Non avendo con sè del denaro, il monaco, lasciò in pegno al marchese un prezioso anello che portava al dito e, promettendo di saldare il debito, partì. Non avendo più ricevuto visita dal monaco il marchese Trigona cominciò a dubitare della sua buona fede, quindi decise di recarsi a Naso personalmente per chiedere informazioni; tuttavia nessuno seppe dirgli nulla. Ma alla fine, su una parete di un Convento, trovò il monaco raffigurato in un quadro: era San Cono, morto più di cinque secoli prima. Convinto di aver assistito ad un miracolo, decise di fondare il paese e di dargli il nome del Santo.

La Chiesa intitolata a San Cono è la più antica del paese ed una statua del Santo Patrono è esposta sull'altare principale, mentre sul soffitto sono rappresentati degli episodi della Sua mirabile vita. Il momento saliente dei Festeggiamenti in Onore di San Cono è tradizionalmente la seconda domenica di maggio ed è l'occasione per numerosi Sanconesi di ritornare a casa. Nella mattinata di domenica il simulacro del Santo viene portato dalla sua Chiesa alla Matrice; la sera, la vara viene prima deposta davanti alla Chiesa, dove vengono raccolte le offerte dei fedeli che vengono gridate a gran voce insieme ai nomi degli offerenti; il popolo risponde con il grido caratteristico Viva Diu e Santu Conu. Al termine della raccolta, il pesante simulacro viene portato a spalla per le vie del paese, con il suo caratteristico incedere.

La processione si protrae per tutta la notte, continuando a raccogliere le offerte dei fedeli al grido Viva Diu e Santu Conu, interrotta solo per una pausa di preghiere e canti e, a mezzanotte, per lo sparo di fuochi artificiali. Il sabato e la domenica successivi si ripetono manifestazioni analoghe alla settimana precedente. Terminata questa seconda festa (detta Ottava), viene immediatamente contato il denaro raccolto con le offerte e viene annunciato pubblicamente: esso servirà interamente a pagare le numerose spese della festa.