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comunedinasoNaso si erge su una collina dalla quale si godono molte variate e suggestive vedute: mare, fiume, allate, paesaggi, isole, vulcani. Domina, come una terrazza, il mare Tirreno e le isole Eolie. Essa è chiamata, sin dall'antico, Agatirso, Naxida, Nesos, Naso; a motivo, probabilmente, della sua ubicazione, ebbe prima il nome di Naso dal vocabolo greco Nesos che ha il significato di "isola", isolato, anche se probabilmente il nome deriva dal fiume che la cinge.

La posizione di altura permetteva un efficace controllo della viabilità e del territorio, elemento di primaria importanza anche per l'edificazione dei conventi dei Minori Osservanti e dei Cappuccini, costruiti fuori del nucleo abitato. Ruggiero II concesse una parte di Naso alla famiglia Barresi e l'altra parte della città era amministrata dal Vescovo. Venne poi venduta nel 1570 alle famiglie Grimaldi e Ventimiglia. Il Ventimiglia riunì il potere a Naso e nel 1582, per volere di Filippo II, divenne conte di Naso: la città passò da terra baronale allo stato di contea (1575); l'Università di Naso era amministrata dal conte che aveva giurisdizione civile e penale sugli abitanti, un fondamentale privilegio che a partire dal 1610, con l'aggravarsi delle condizioni economiche del regno spagnolo, insieme alla licentia populandi fu messo in vendita.

Nel 1642 Naso acquisì il titolo di città per l'importanza che aveva raggiunto. Il conte di Naso rimase comunque proprietario della «torre di guardia, del castello» e del santuario di Capo d'Orlando oltre che del castello di Naso; gravemente danneggiate dai terremoti del febbraio 1783 e del marzo 1786, il conte avrebbe dovuto restaurare a proprie spese queste fabbriche, per cui non furono annoverate fra le opere pubbliche soggette alla perizia dei due tecnici incaricati dal governo reale. Il sisma del 1823 provocò ingenti danni all'abitato di Naso tanto da fare ipotizzare il trasferimento della città nella zona costiera chiamata Ponte Naso, e ridi segnò la parte meridionale dell 'urbano.

In ottemperanza alla legge del 20 marzo 1865 Naso diede un nome alle vie, numerandole e redigendone un elenco; le strade principali erano tre: via Alighieri, poi corso Umberto I, via della Libertà e via del Castello, poi via Amendola. Alcuni anni prima, nel 1863, data la necessità di portare avanti un vasto programma di lavori pubblici e, fra questi, la costruzione e la «riparazione» di strade comunali era stata attivata una tassa sul commercio che prevedeva la distinzione dei commercianti in quattro classi. Venne inoltre aperta una nuova via rotabile che metteva in comunicazione piazza Vittorio Emanuele, oggi Francesco Lo Sardo, con la strada provinciale; furono portati avanti numerosi lavori stradali quali, ad esempio, la sistemazione del largo del Duomo con la relativa strada fino al castello, a congiungere con la provinciale la piazzetta Umberto I, già largo S. Sebastiano, e la strada che dal largo Duomo tramite via Alighieri arrivava a largo Ruggiero Settimo, ora Gaetano Parisi e Parisi, volgeva al Belvedere Grande e poi sul piano del SS. Salvatore e da questo, ritornava in alto, alla piazza Vittorio Emanuele. Questo programma di interventi condotto dal Comune, che interessò le vie interne ed esterne alla città, portò alla ricostruzione della residenza municipale in seguito alla sua riduzione planimetrica dovuta all'ampliamento dell'innesto in piazza Vittorio Emanuele di via Alighieri.

Nel 1871 si rese necessaria la costruzione delle strade intercomunali,individuando la priorità del collegamento Capo d'Orlando-Naso a Randazzo. Il sindaco, inoltre, facendo seguito alla stessa legge del 20 marzo 1865, decise di fare liberare le strade interne e le piazze della città dai numerosi materiali, «pezzi di pietra, ed altri oggetti di costruzione», detriti dovuti al crollo delle abitazioni private dopo il terremoto del 1783 e del 1823, che le ingombravano da oltre un trentennio non solo perché le «deturpano» ma perché dietro a questi «materiali si elevano sterquilini e pisciatoi, che ammorbano l'aria e danneggiano la pubblica salute»; gli stessi materiali furono confiscati per impiegarli ad uso pubblico.

Nell'aprile 1884, quando Naso e il «centro secondario di Capo d'Orlando» erano regolati da due diverse Commissioni di edilizia nominate fin dal 1872 per porre maggiore attenzione a «che i nuovi fabbricati siano fatti con ordine e senza offendere l'ornato pubblico», venne approvato il nuovo regolamento edilizio che obbligava i proprietari degli edifici posti lungo il tratto della strada rotabile provinciale che attraversava l'abitato, di intonacare e tinteggiare le «facciate in pietra o in laterizio o lavoro di quadro», di demolire ballatoi e scalini sporgenti sulla via pubblica e di «incanalare le acque piovane, quando appaiono incomodo al transito»; venne inoltre deciso di far togliere «tutte le mostruosità per disordine di aperture, indecenza o altro contrarie all'ornato».

Nel marzo 1893 il Consiglio comunale, a integrazione del Regolamento di Pubblica utilità del 1884, obbligò i proprietari delle case alla sistemazione delle grondaie nelle vie principali della città. Nel febbraio 1910 per il «progresso» della città il Consiglio comunale deliberò di dotare la città dell'acqua potabile e dell'illuminazione elettrica, due servizi di grande rilevanza per il decoro e l'igiene dei cittadini e «fonte di ricchezza per il Comune che, dal canone di uso dell'acqua potabile e della luce, per parte dei privati, dedotte le spese di esercizio, ritrarrebbe un utile tale da risolvere tutte le difficoltà e le angustie del proprio bilancio»; Per risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico ancora «assai primitivo», nel 1928 il podestà Gioacchino Xilone stipulò un contratto con la ditta Minciullo di Capo d'Orlando per il sollevamento «meccanico elettrico ell'acqua» della sorgente posta a valle, nellacontrada Feudo. Venne inoltre previsto anche l'ammodemamento del sistema di illuminazione, ancora in parte ad acetilene e in parte a petrolio, e «tenuto in economia». Il Comune era provvisto di una fognatura che, pur non essendo costruita con sistemi moderni, aveva un buon funzionamento.

Fra gli anni Venti e Trenta in contrada Grazia fu progettato dall'ingegnere Carlo Busacca il campo sportivo, con gli spogliatoi in stile decò. Nel corso del XX secolo il centro abitato ha subito diverse trasformazioni all'interno del tessuto preesistente, a causa dei danni provocati dal terremoto del 1908, dalla frana del 1931 e ancora dal sisma del 1978. La città si è ampliata verso la zona meridionale di Bazia, verso ovest in contrada Grazia, verso nord lungo la via che conduce al convento dei Minori Osservanti, nelle cui vicinanze sono state edificate alcune scuole e un ospedale, e lungo la direttrice per Capo d'Orlando con la contrada Cresta. La zona settentrionale e quella occidentale continuano a mantenere l'assetto viario medioevale, anche se la configurazione di alcune strade è mutata a causa della demolizione di alcuni edifici.